Ecologia, Etologia e discussioni generali.
da cranyc
#4388
Ho letto su qualche quotidiano che c'è un collegamento tra le scimmie e la diffusione di ebola. Molte persone dell'Africa non avendo null'altro da mangiare si nutrono di carne di gorilla, di scimpanzé. Molti altri vengono infettati nel tentativo di catturare qualche scimmia per poi venderla come animale da compagnia. I turisti devono stare attenti a non comprare la carne di scimmia e debbono evitare di comprare qualche esemplare come animale da compagnia. Cosa c'è di vero nella trasmissione del virus dalla scimmia all'uomo? Come ha fatto il virus dalla scimmia ad arrivare a colpire i militari americani e altri occidentali?
da SteT
#4391
non avendo null'altro da mangiare si nutrono di carne di gorilla, di scimpanzé.
Sincerament ene dubito, sopratutto per l'areale di diffusione del gorilla. Perchè cacciare una scimmia quando ci sono altri animali a portata (ad esempio i cani)?
I turisti devono stare attenti a non comprare la carne di scimmia e debbono evitare di comprare qualche esemplare come animale da compagnia.
No, seriamente. Ma quale turista Europeo mangerebbe carne di scimmia? E come farebbe poi a portare in Europa un esemplare di scimmia comprato come souvenir?
Cosa c'è di vero nella trasmissione del virus dalla scimmia all'uomo? Come ha fatto il virus dalla scimmia ad arrivare a colpire i militari americani e altri occidentali?
Forse curando glie sseri umani malati o stando in mezzo a loro? E per gli americani none scluderi al prostituzione locale. Forse non los ai ma Ebola si trasmette anche per via aerea e per contatto. Basta che un essere uamno sia infetti pe rpoter scatenar eun focolaio. in Spagna e Texas le infermiere che lo hanno cotnratto none rano a contatto con scimmie, ma con esseri umani.

Ma che giornali leggi?
Avatar utente
da Mauro
#4401
Allora, facciamo un pò di chiarezza.

Ebola è un cosidetto filovirus, una famiglia di virus di cui sappiamo molto poco e che venne incontrata la prima volta nel 1967 col Virus di Marburgo.
In questo caso l'infezione venne diffusa da una partita di cercopitechi gialloverdi (Chlorocebus sabaeus) provenienti dall'Africa Occidentale ed inviata a laboratori a Francoforte, Belgrado ed appunto Marburgo. 31 ricercatori vennero infettati.
L'elevata mortalità tra gli umani (23%) e la bizzarra morfologia dei virioni fecero subito capire che si aveva a che fare con qualcosa di completamente nuovo e potenzialmente molto pericoloso.
Per prevenire ulteriori contagi le procedure di importazioni di primati in Europa, sia per i laboratori medici che per i giardini zoologici, vennero completamente riviste. Da allora il Virus di Marburgo è quasi completamente scomparso: si sono avuti solo tre casi noti, tutte persone infettate in Africa Occidentale.

L'Ebola ha fatto la sua comparsa intorno alla fine degli anni '70, con due epidemie di febbri emorragiche, una in Sudan e l'altra nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Quando ricercatori e personale medico provenienti da Francia, URSS ed altri paesi arrivarono sul posto, trovarono che le epidemie erano già cessate. Questo definirà il pattern della storia dell'Ebola: scoppio di epidemie estremamente virulente seguite da lunghi periodi di contagio nullo o limitato a pochi isolati individui.

Tutti i patogeni hanno ospiti naturali che fungono da "riserva genetica" e che sono relativamente poco afflitti da esso. Nel caso dell'Ebola l'elevata mortalità e la forte virulenza tra i primati (uomo incluso) paiono indicare che gli ospiti naturali siano altri. Ma quali? Nonostante gli sforzi (ed i fondi) fin qui investiti non c'è una risposta definitiva. L'idea che gli ospiti naturali siano i macrochirotteri, fino a qualche mese fa considerata la più probabile, sta rapidamente perdendo peso.

Due cose da notare qui.

Innanzitutto il fracasso mediatico, condito da vera e propria disinformazione mirata a creare il panico, ha fatto credere che l'attuale ceppo di Ebola (EBO-CI se non ricordo male) sia il primo che viene trasmesso per via aerea.
Nel 1989, in un laboratorio di quarantena negli USA (Reston, Virginia) venne osservata la trasmissione per via aerea del ceppo EBO-R tra macachi importati dall'Africa Occidentale. Il rischio di questa mutazione era quindi ben noto già da tempo.

Per seconda cosa, pare che i gorilla abbiano sviluppato un meccanismo comportamentale e sociale per difendersi da scoppi di epidemie fortemente virulente quali appunto l'Ebola. I gruppi sociali abbandonano rapidamente l'area dell'infezione e si disperdono in piccoli gruppi di 2-4 individui per poi riunirsi a mesi di distanza, quando oramai la virulenza è cessata.
da valerio
#4402
Quindi la domanda che faccio è : nonostante si pensava fosse una possibilità , in realtà il virus dell'Ebola è GIA' diventato aerobico ? Lo chiedo perchè ho letto giorni fa sui giornali che si immaginava potesse divenire un virus trasmissibile anche per via aerea , ma non avevo capito che tale passaggio fosse già avvenuto.
Inoltre , per quanto riguarda l'organismo ospitante tale virus , lessi anni fa che una ricercatrice americana aveva sviluppato una teoria coinvolgente alcune specie di uccelli , ma stava ancora lavorando su questa tesi ( tra l'altro , sembra chiaro che gli scienziati interessati allo studio di Ebola siano restii a rendere pubbliche le loro idee , onde evitare che altri colleghi rivali se ne possano appropriare).
Avatar utente
da Mauro
#4403
valerio ha scritto:Quindi la domanda che faccio è : nonostante si pensava fosse una possibilità , in realtà il virus dell'Ebola è GIA' diventato aerobico ? Lo chiedo perchè ho letto giorni fa sui giornali che si immaginava potesse divenire un virus trasmissibile anche per via aerea , ma non avevo capito che tale passaggio fosse già avvenuto.
Inoltre , per quanto riguarda l'organismo ospitante tale virus , lessi anni fa che una ricercatrice americana aveva sviluppato una teoria coinvolgente alcune specie di uccelli , ma stava ancora lavorando su questa tesi ( tra l'altro , sembra chiaro che gli scienziati interessati allo studio di Ebola siano restii a rendere pubbliche le loro idee , onde evitare che altri colleghi rivali se ne possano appropriare).
I dati sul ceppo attuale saranno probabilmente pubblicati tra qualche mese. Fino ad allora invito tutti a prendere quanto riferisce la stampa con molta cautela. Spiegherò tra un momento il perché.

Come detto precedentemente, il ceppo EBO-R era già in grado di diffondersi tramite aerosol, ma non avendo infettato umani e trattandosi di un fatto isolato avvenuto oltre 20 anni fa (per quanto documentato nella letteratura peer reviewed), è probabile che pochi se ne ricordassero.

Il lavoro di ricerca sul campo sull'Ebola ed altri filovirus è reso estremamente complicato da una serie di fattori: l'instabilità politica della zona, l'elevato tasso di criminalità anche in paesi politicamente stabili, la frammentazione dello habitat naturale e, forse il fattore più importante, l'elevato rischio di contagio. Tutti ricordano il caso di una ricercatrice che venne contaminata dall'Ebola mentre eseguiva una necropsia sul campo sul corpo di un scimpanzè.
Diciamo quindi che eseguire ricerche sul campo è tutt'altro che facile anche per enti con il pieno appoggio dei governi occidentali e ricchi finanziamenti.

Ora passiamo al mio invito alla cautela.
Da subito è stato chiaro che questa epidemia di Ebola, per quanto virulenta, non fosse diversa dalle precedenti. In particolare vie sono forti similitudini con quella del 1996-1997.
Ciò che è stato diverso è stato il clamore mediatico. Se ai tempi si era principalmente puntato sull'attrarre l'attenzione sulla sofferenza delle popolazioni locali, oggi si è puntato sulla possibilità di avere per la mani una nuova Morte Nera. Il solito giornalismo sensazionalista? Non solo.
Chi scrive ricorda l'isteria collettiva che ha circondato l'epidemia di influenza suina originaria del Messico alcuni anni fa.
In quel caso il sensazionalismo venne abilmente cavalcato dai colossi farmaceutici per "convincere" l'opinione pubblica della necessità di acquistare, a caro prezzo e con fondi pubblici, decine di milioni di dosi di vaccini. Come è andata finire lo sappiamo bene: queste decine di milioni di dosi di vaccini sono state distrutte una volte giunte alla data di scadenza o pelosamente "donate" a paesi del Terzo Mondo che hanno poi provveduto al loro smaltimento a costo zero.
Pochi hanno commentato sul colossale spreco e sull'inutilità della intera vicenda: viste le cifre in ballo (tanto elevate da convincere Bayer, che ai tempi stata trattando la vendita della propria divisione farmaceutica, a cambiare rapidamente idea), il denaro avrebbe potuto essere impiegato meglio in altri modi, quali corsi d'aggiornamento per il personale medico, acquisto di apparecchiature diagnostiche, costruzione di infrastutture di quarantena per infettivi, e così via.
La presente epidemia di Ebola è peggio, perché alla rapacità dei colossi farmaceutici (che già si fregano le mani all'idea dei fondi che riceveranno per lo studio di vaccini) si uniscono motivi politici.
E con questo ho concluso.