Mauro ha scritto:LeonidasJoker ha scritto:
Io avevo sentito dire che probabilmente la maggiore tolleranza al latte degli europei era dovuta ad un bisogno di integrare la dieta con sostanze che, nei climi più perturbati del nord, non era possibile trarre direttamente dall'esposizione ai raggi solari, come fanno i popoli tropicali (e questo spiegherebbe anche i diversi colori della pelle); ho capito male io o è così?
Considera che l'Europa è stata soggetta nei passati 3000-4000 anni circa ad un enorme numero di ondate migratorie provenienti dall'Asia Centrale, la patria della pastorizia. La selezione verso una maggiore tolleranza al lattosio era quindi già di fatto avvenuta prima che questi popoli iniziassero la loro marcia verso ovest: un'elevata tolleranza al lattosio di certo rende nutrirsi in una cultura pastorale molto più semplice, consente un migliore sviluppo fisico etc. Non scendo qui nelle più recenti tesi sociali sui nostri antenati diretti.
E ora te ne aggiungo un'altra: la Morte Nera, ovvero sia la grande epidemia di peste bubbonica proveniente dall'Estremo Oriente arrivata in Europa intorno al 1345, ha prodotto un "collo di bottiglia" genetico in tutte le popolazioni europee tuttora ben visibile (ai genetisti e non solo). Se si esclude il Portogallo (per via dell'influsso di schiavi di origine africana), l'Europa ha una varietà genetica incredibilmente ridotta, vuoi perché il pool genetico asiatico da cui proveniamo era comunque abbastanza uniforme, vuoi perché dopo la Morte Nera non ci sono state altre ondate migratorie dirette in Europa e quindi la popolazione si è riprodotta da un numero di antenati decisamente ridotto.
La peste ha colpito le popolazioni urbane assai più duramente di quelle nomadi e pastorali (uno dei molti fattori che spiegano l'estrema ascendenza dei Turchi Ottomani su Serbi, Magiari, Vallachi etc: la popolazione europea impiegò oltre un secolo a riprendersi dalla pandemia) e non è difficile pensare che chi viveva in una valle isolata, tra capre e pecore, avesse più possibilità di cavarsela di chi viveva in un porto estremamente attivo come Genova o una grande città come Parigi o Colonia.

Consideriamo inoltre che l'Europa presenta profonde differenze culturali ( spesso su scala regionale se non microregionale) ma che queste spesso NON corrispondono alle differenze genetiche - se poi pensiamo che certe differenze etniche non sono/erano nemmeno su base linguistica, che è comunque uno dei principali elementi culturali...
La popolazione di molte zone può forse essere tracciata fino all'epoca preistorica: in tante regioni dell'Europa Centro-Occidentale, è improbabile che i greci, romani, germani, arabi, slavi o magiari fossero in numero tale da soppiantare le precedenti popolazioni (celtiche, balcaniche, pre-celtiche - es. i veneti - e qualcuna addirittura pre-indoeuropea come i baschi). Questi contributi andarono invece a stratificarsi, nei vari secoli, sulle popolazioni autoctone. Anche le invasioni dalla steppa furono molto limitate, così come quelle dal Mediterraneo meridionale, e credo che il loro impatto sul patrimonio genetico degli europei attuali sia piuttosto limitato salvo regionalmente (es. Ungheria e minoranze nei paesi confinanti, Sud Italia e Sud Spagna, Grecia).
E dei popoli "invasori" di cui sopra, quelli europei erano in fondo "pescati" dallo stesso pool genetico originario. Dando per buona es. la teoria per cui veneti e latini si mossero dalla Germania verso sud ca. 3mila anni fa, e che fossero strettamente "imparentati" con i proto-germani se non addirittura i proto-slavi, è evidente che il pool genetico di base es. nel Veneto non veniva molto modificato dai successivi rimescolamenti di popolazione tra età antica ed Alto Medioevo (giusto i razziatori magiari, comunque molto limitati). Sempre per fare un esempio legato alla mia regione, se poi nel Basso Medioevo e nell'età moderna la gran parte degli "immigrati" era germanica, slava o balcanica, andavamo a pescare sempre nello stesso pool genetico europeo, con poche variazioni (qualche traccia genetica magiara o turca da una parte, qualcuna araba o africana dall'altra). Se non ricordo male, persino le tracce genetiche centro-italiche (retaggio di etruschi, falisci e umbri?) vengono minimizzate oltre il Po a nord e il Volturno a sud, segno di popolazioni che persino su scala nazionale si mescolarono molto poco negli ultimi 2-3mila anni.
Mi si perdoni la rozza metafora culinaria, ma in fondo la genetica europea sembra più una ribollita delle popolazioni già presenti e stanziate 2-3mila anni fa, con poche nuove aggiunte di ingredienti.