erreesse ha scritto: ↑09/10/2017, 0:23
Concordo sul valore poetico delle storie di Barks. Credo che i fumetti Disney avessero (e in parte abbiano) una sorta di codice di autodisciplina etica, o forse nel 1955 era proprio un obbligo (o quasi) di legge, che impone di non far vedere personaggi che muoiono, ancor meno che uccidono o si suicidano.
Nel 1934 la Motion Picture Association of America (MPAA) adottò il cosidetto Codice Hays (tecnicamente Motion Picture Production Code) di autodisciplina, che venne rigorosamente rispettato fino al 1954, quando iniziò a venire eroso da vari verdetti giudiziari e dal successo di produttori e distributori indipendenti (e quindi al Codice non vincolati).
Per quanto la compagnia Disney non entrò a far parte della MPAA fino al 1979, la necessità di appoggiarsi alle allora Sei Grandi per al distribuzione portò gli studi Disney a dovere perlomeno fare attenzione ai contenuti per diversi anni.
Qui va detto che il Codice Hays era già all'epoca ritenuto incredibilmente bigotto e restrittivo. Per fare un esempio la Universal Picture non avrebbe mai potuto produrre il classico
Frankenstein con Boris Karloff solo pochi anni più tardi. Per quanto il film fosse stato approvato dalla censura non avrebbe mai passato gli standard del Codice Hays che, per fare un altro esempio, codificava come personaggi e comparse dovessero morire nel corso del film.
Per quanto riguarda la censura, negli USA venne effettivamente abolita nel 1952 in seguito ad una sentenza giudiziaria che dava al materiale cinematografico la stessa protezione che a quello letterario. Va qui però detto che, a differenza di altri paesi, negli USA la censura cinematografica era responsabilità dei singoli Stati, non del governo federale: ecco perché le code ai drive-in vicini alle linee di confine tra Stati.
