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Gli Elefanti di Tolomeo - criptozoo.com
Mammiferi terrestri e acquatici.
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da Mauro
#4364
Spesso in passato ci siamo trovati a dibattere sulle origini dei mastodonti usati in guerra nel mondo antico.
Un recentissimo studio in merito (The Rise of the Seleukid Empire di John Grainger), attingendo a fonti epigrafiche di recente scoperta, ha gettato nuova luce sugli elefanti utilizzati dalle armate dei Tolomeidi, i potenti sovrani macedoni d'Egitto di cui la celebre Cleopatra fu l'ultima rappresentante.

Nel periodo di torbidi che seguirono l'inaspettata morte del sovrano Seleucide Antioco II (246 BCE), Tolomeo III arrivò in Siria con una piccola scorta militare. Il suo scopo dichiarato era di fare visita a sua sorella, Berenice, vedova di Antioco II, che si trovava ad Antiochia.
Berenice era impegnata in un'aspra lotta per la successione al trono coll'altra vedova di Antioco, Laodice (i sovrani macedoni avevano una forte tendenza alla poligamia, che rendeva le successioni complesse quanto il lavoro degli storici) e pare che l'intera operazione sia stata accuratamente organizzata da Tolomeo e sua sorella per prendere il controllo della Siria, da decenni ferocemente disputata tra le varie dinastie macedoni, prima che Laodice e suo figlio Seleuco II potessero organizzarsi e mobilitare la vasta forza militare del loro regno.

Con quello che può essere spiegato solo con un geniale colpo di mano o precedenti accordi, Tolomeo prese possesso dell'intero corpo di elefanti dei Seleucidi ad Apameia senza colpo ferire. Questi pachidermi vennero immediatamente spediti a sud, verso Gaza e l'Egitto.

Tra tutte le dinastie macedoni, i Seleucidi erano quelli con la maggiore dimestichezza cogli elefanti.
Il fondatore della dinastia, quando era ancora generale di Tolomeo I, inflisse una catastrofica sconfitta a Demetrio, figlio e generale di Antigono Monoftalmo, a Gaza nel 312 BCE proprio rompendo la carica degli elefanti in cui tanta fiducia era stata riposta.
Nel 306, dopo aver conquistato il proprio regno, Seleuco I marciò verso oriente per consolidare il suo dominio su regioni quali la Battriana che avevano approfittato del primo periodo di guerre tra i generali di Alessandro per ottenere un'effettiva indipendenza.
Seleuco era ben informato che nel 316 BCE, l'India settentrionale era stata unificata dal formidabile imperatore Chandragupta, fondatore della dinastia Maurya.
Di questa spedizione sappiamo pochissimo, ma è certo che i due sovrani si incontrarono e rapidamente arrivarono ad un accordo mutualmente vantaggioso.
Il trattato tra i due (sopravvissuto in buona parte) comprendeva la consegna a Seleuco di 300 elefanti da guerra addestrati e completi di mahout e torri per arceri. Le consegne sarebbero continuate anche nel futuro per rimpiazzare le inevitabili perdite.
A quanto pare i successori di Chandragupta (Bindusara ed Ashoka) mantennero fede al trattato in tutti i punti, ivi incluse continue consegne di elefanti ai Seleucidi fino al crollo della dinastia Maurya nel 195 BCE.

Questi elefanti, per varie vie, si diffusero nel resto dei regni ellenistici: alcuni vennero catturati in battaglia, altri inviati come doni e rinforzi ad alleati e così via.
Gli elefanti che Pirro usò nella sua campagna d'Italia provenivano indirettamente dagli stock seleucidi tramite complicati giri di alleanze e catture in battaglia. Erano, in base quanto stabilito dalla storiografia moderna, elefanti indiani addestrati alla guerra e dotati di torri.
E questa è la fine dei mitologici "elefanti nabatei". : Wink :
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da Mauro
#4366
El Diablo ha scritto:Quindi niente elefanti nordafricani?
La questione è ancora molto dibattuta e ben lungi dall'essere risolta.

Al momento la teoria più diffusa (ma lungi dall'essere universalmente accettata) è che venissero impiegati sia elefanti africani che asiatici. Sull'origine dei primi c'è sempre l'annosa questione: si trattava di esemplari dell'oramai estinta popolazione nordafricana, dei cosidetti "elefanti del deserto" di cui sopravvive ancora una popolazione in Mali o di animali provenienti dall'Africa subsahariana?
Sappiamo ad esempio che i celebri elefanti di Annibale erano di origine mista: la maggior parte erano africani, ma almeno uno era asiatico. Chiamato Surus ("Il Siriano", il che la dice tutta sulla sua origine) era l'elefante personale di Annibale, che lo usava come piattaforma da cui osservare le battaglie e dare ordini. Gli storici romani lo descrivono come un vecchio maschio di grandi dimensioni con una sola zanna.

La scelta di Annibale di usare un elefante asiatico (forse l'unico della sua forza) come piattaforma d'osservazione non era affatto casuale.
Gli elefanti africani venivano generalmente ritenuti inferiori ai loro parenti asiatici, vuoi per la maggiore difficoltà di addestramento, vuoi per essere meno controllabili, vuoi perché non potevano portare altro carico se non il mahout. Insomma, si usavano elefanti africani quando per un motivo o per l'altro non si aveva a disposizione l'articolo originale: la storiografia moderna ritiene che i Tolomei avessero elefanti africani ma che li abbiano immediatamente abbandonati nel momento in cui misero le mani sugli asiatici presi ad Apameia, visti come immensamente superiori.
da ievghenii
#4367
Nell’antichità le uniche specie di elefante ben conosciute erano l’elefante asiatico (Elephas indicus) e quello delle foreste (Loxodonta cyclotis, ormai ritenuto una specie separata dall’elefante africano Loxodonta africana, del quale è più piccolo). Le truppe cartaginesi impiegavano per lo più L. cyclotis (ma si discute se si trattasse di questa specie, o quanto meno di una sua popolazione nordafricana, oppure di un’altra specie, ora estinta). Alcuni animali potevano essere asiatici, come forse durante la seconda guerra punica, ma l’argomento è controverso. In caso di scontro, gli elefanti africani erano svantaggiati rispetto agli asiatici, più grandi, dai quali erano spaventati, secondo quanto narrato da Diodoro Siculo, Livio e Polibio.
Indiani erano gli elefanti di Pirro che terrorizzarono la cavalleria romana. È interessante notare, come ha fatto Michael Charles in un recentissimo articolo (Elephants at Rome. Provenance, Use and Fate) che gli elefanti che venivano mantenuti a Roma (per lo più per sfoggio di potere durante il periodo imperiale, ma anche per il loro impiego nei circhi e in casi limitati per operazioni belliche) provenivano per lo più dall’Africa: un viaggio in mare dalle coste africane a Ostia, in condizioni di bel tempo, richiedeva 2,5-3 giorni, mentre per il trasporto di elefanti via terra o parzialmente via mare erano necessari almeno due anni. Ma la quantità di questi animali a Roma non doveva essere numerosa, considerati i costi di mantenimento e le difficoltà di un vero allevamento: perciò l’esercito romano ne fece un uso sporadico, a differenza dei suoi nemici africani e asiatici, e gli elefanti comparivano soprattutto fra le file degli alleati. A Roma, insomma, l’elefante era impiegato per lo più in occasioni cerimoniali e nei circhi: qui erano forse usati animali di origine africana, mentre quelli asiatici potevano essere riservati all’imperatore o a scopi comunque d’immagine, ma gli studiosi riconoscono la difficoltà ad affermare con certezza questa ipotesi. Va inoltre considerato il fatto che, secondo autori come Isidoro di Siviglia, la zona africana mediterranea era ormai priva di elefanti nel settimo secolo d. C, ma che è possibile che la specie abbia cominciato a scomparire dalla Mauritania già durante la dinastia dei Severi (193-235 d. C.).
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da Mauro
#4368
Da quanto ne so la sottospecie nordafricana (Loxodonta africana pharaonensis) era estinta in Nordafrica già all'inizio dell'era cristiana. Gli esemplari disponibili ai Romani in era imperiale provenivano probabilmente dal Sudan o dall'Alto Egitto, dove la sottospecie è sopravvissuta decisamente più a lungo.

Comunque sia possiamo trarre un parallelo coll'elefante che Harun al-Rashid inviò in dono a Carlo Magno. Sappiamo che l'ambasciata partì da Aix-la-Chapelle (Aachen) nel 798 e tornò col celebre elefante Abul Abaz nello 802, che il grande sultano abbaside aveva inviato per dimostrare l'apprezzamento per i cavalli che i Franchi avevano portato in dono.
L'ambasciata franca, guidata da Isacco il Giudeo, tornò in Europa per via dell'Africa, partendo da un porto nelle vicinanze di Kairouan (non lontano da Cartagine) arrivando a Porto Venere, e svernò a Vercelli per attendere che i passi alpini fossero praticabili.
Il viaggio era quindi perfettamente possibile in tempi ragionevoli, specie considerando l'enorme superiorità romana sui Franchi nel campo di trasporti e logistica.
Cosa era Abul Abaz? Nessuno lo sa. Il Califfato Abbaside era all'apice del suo potere e aveva contatti politici e commerciali con tutto il mondo noto, per non parlare della sua enorme ricchezza (alla sua morte Harun aveva qualcosa come 900 milioni di dirhem nella sua tesoreria) e delle terre che controllava.

Si dice che Abul Abaz sia stato il primo elefante giunto in Europa dai tempi della caduta dell'Impero Romano... ma che io sappia nessuno ha dato un'occhiata a cosa hanno fatto gli Umayyadi in Spagna. : Wink :
da ievghenii
#4369
Gli Omayyadi, come pure gli Abbasidi, usavano gli elefanti soprattutto nelle cerimonie.
La loro raffigurazione aveva un significato di attributo del potere reale ancora nel XII e XIII secolo. Ma in Spagna il loro significato iconografico perse d'importanza più presto. Forse la disponibilità al di là dello stretto di Gibilterra di una specie meno imponente di quella asiatica o la sua stessa rarefazione resero meno praticabile il ricorso all'elefante come status symbol. Il periodo omayyade andaluso è peraltro caratterizzato dalla produzione di una grande quantità di oggetti preziosi d'avorio, materiale per il quale esisteva un fiorente commercio (dalla tarda antichità fino al primo Medioevo l'avorio è stato la sostanza organica più usata per la produzione di oggetti d’arte e d’uso quotidiano).
Quanto ad Abu Abbas, Eginardo, il biografo del re franco, afferma che Harun regalò il suo unico esemplare a Carlo Magno semplicemente perché questi l'aveva chiesto, in seguito allo scambio di ambascerie (delle quali, curiosamente, non c'è traccia nelle fonti arabe; ma l'esistenza dell'esemplare è testimoniata negli Annali franchi e in un trattato di geogarfia del monaco irlandese Dicuil).
È verosimile che, provenendo dalla corte di Baghdad, si trattasse di un elefante asiatico.
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