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criptozoo.com •Camoscio d'Abruzzo
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Camoscio d'Abruzzo

Inviato: 06/05/2011, 14:59
da cranyc
http://www.camoscioappenninico.it/conte ... ppenninico
Questo è il sito del camoscio d'Abruzzo. Io ho un libro del camoscio d'Abruzzo il Popolo delle Rocce di Sandro Lovari RIZZOLI EDITORE MILANO 1984
Nel 1899 notò un tappeto di pelle di camoscio d'Abruzzo fu esposta nel museo civico di storia naturale di Genova, dove uno studiosò tedesco O. Neumann, notò il reperto, ne fu colpito e lo studiò con attenzione, riconoscendolo come appartente a una specie di camosci non ancora nota alla scienza. Quello stesso anno nè pubblicò la descrizione, battezzando il nuovo camoscio con l'altisonante nome di rupicapra ornata, per distinguerlo dal camoscio alpino rupicapra rupicapra. Qualche anno dopo, tuttavia, scelse una classificazione meno impegnativa e propose il camoscio appenninico come semplice sottospecie, una categoria di rango meno presigioso della precedente (ma che pure poneva in rilievo l'indubbia originalità del camoscio abruzzese). Non tutti gli zoologi furono d'accordo, però, e qualcuno continuò a considerare l'ornata una specie pienamente valida.
c'è chi vede in pachygazella grangeri l'antenato dei moderni Rupicaprini; invece secondo un'altra ipotesi, il goral o il serau sarebbe il progenitore vivente di questa tribù: pachygazella non sarebbe dunque stata che una forma rupicapride, poi estintasi, mentre i primi autentici rupicaprini sarebbero sopravvissuti dal pliocene fino ai giorni nostri.
Alcuni studi sulla genetica dei sistemi gene-enzima dimostrano inoltre una vicinanza nettissima di ornata a pyrenaica più ce a rupicapra ( che pure le è geograficamente più prossima?.
Un quadro comparabile si ottiene anche a livello comportamentale.
La microscopica caratteristica che però che consente di distinguere subuto, senza alcuna incertezza, i camosci iberici e appenninici da tutti gli altri è la particolarissima ornamentazione del mantello invernale: nelle tre sottospecie sudoccidentali questo è infatti marrone scuro con ampie pezzature isabelline o giallastresulla gola, collo, spalle e quarti posteriori, mentre le sette sottospecie centrali, settentrionali e orientali si ornano di un mantello marrone scuro, spesso nero, con piccole macchie più o meno candide sulla gola e sotto la coda. La variabilità sull'ambito dei due gruppi di camosci è decisamente minima: soltanto qualche individuo di rupicapra, balcanica e asiatica mostra una <<scollatura>> biancastra di tipo sudoccidentale, ma si tratta comunque di casi rarissimi.
Come spiegare questa curiosa differenza tra i due gruppi? Le ipotesi più probabili sono due. Si può pensare a una convergenza evolutiva dell'ornamentazione, determinata da particolari fattori ambientali comuni alle aree abitate da parva, pyrenaica e ornata. Tuttavia lo sviluppo indipendnte di un identico disegno così particolare dovute a contigenze ecologiche, non è un fatto frequente nel regno animale, sopratutto tra i mammiferi superiori.
Resta allora la seconda ipotesi, senza dubbio più probabile sul piano scientifico e.... ancche più affascinante
I fossili viventi
La retrocessione dei ghiacci, avvenuta durante il periodo interglaciale(cioè tra la fine del Riss e l'inizio del Wurm), provocò un notevole mutamento nelle condizioni climatiche e ambientali, rialzando la temperatura e alterando il profilo vegetazionale. Ai camosci e alle altre entità faunistiche di tipo freddo non restava dunque che ritirarsi in quelle zone dove la natura fosse più simile a quella in cui avevano vissuto fino allora: le creste e i massicci montuosi, dove l'altitudine ancora conservava quel clima rigido a cui essi avevano adattato così bene le proprie caratteristiche biofisiologiche nel corso dei millenni della glaciazione precedente. Il quadro della distribuzione del camoscio durante l'interglaciale non doveva essere dunque molto diverso da quello attuale: una serie di popolazioni relitte, più o meno isolate sulle principali aree montuose. Poi, man mano che la glaciazione wurmiana si avvicinava, il clima cominciò a raffreddarsi di nuovo e ancora i ghiacci si espansero stabilendo <<ponti>> freddi di potenziale contatto fra le aree montane abitate dai camosci.
Sopponiamo che durante la glaciazionedel Riss i camosci vissuti in Europa, o almeno nell'Europa meridionale , si ornassero delle eleganti pezzature chiare oggi tipiche soltanto dele sottospecie sudoccidentali.
Supponiamo inoltre che con i ghiacci del wurm sia giunta un'onda di camosci di tipo alpino, dal mantello invernale nero o nerastro con minuscole pezzature golari e anali. Quale potrebbe essere stata la patria d'origine di questi camosci? Allo stato attuale delle nostre conoscenze paleontologiche ci è impossibile indicarla: forse era situata a nordest, poichè apparentemente essi non arrivarono a occupare le regioni dell'Europa sudoccidentale. Le propozioni del corpo, più massicce nelle sottospecie centrorientali che in quelle sudoccidentali, e il colore scuro quasi uniforme del mantello invernale sembrano comunque essere adattamenti fisiocromatici a un clima molto freddo. Infatti, poichè negli animali il tasso metabollico è propozionale più alla superficie de corpo che al suo peso, nei climi freddi dovrebbero essere favorite quelle popolazioni a dimensioni relativamente più grandi e superfici corporee relativamente ridotte ( cioè con parti anatomiche appendicolari zampe, orecchie, eventualmente il collo, eccetera meno estese) per limitare la dispersione del calore, economizzando così energia termica. Inoltre l'uniforme colore nero o nerastro del mantello invernale una caratteristica comune a numerose popolazioni montane d'altre specie animali sembra assolvere la funzione adattiva di un maggiore asorbimento dei raggi solari. Questo camoscio alpino del Wurm potrebbe dunque avere raggiunto quelle aree dove ancora sopravvivevano i camosci del Riss, competendo spazialmente con essi. In virtù del numero maggiore o di una migliore vitalità biologica ( come spesso si verifica nelle popolazioni colonizzatrici9, potrebbe averli infine eliminati ove i due tipi di camosci giunsero a contatto. Ma, se gli invasori provenivano da est o nordest, le ultime popolazioni sudoccidentali del Riss (arrocate sulle montagne della penisola Iberica e dell'Italia centromeridionale) possono non essere state raggiunte dall'onda dei camosci alpini, o, se da ultimo vennero effettivamente in contatto, questo può non essersi prolungato così tanto da causare la scomparsa delle ultime popolazioni rissiane. Ci si può infatti aspettare che, in questo caso, i ponti, di congiunzione tra gli areali delle due forme di camosci fossero esigui ( essendosi instaurati in tempi recenti) e quindi, alla fine del Wurm, sia per la loro dislocazione geografica meridionale che li rendeva subito suscettibili al mutamento climatico appena iniziato sia sopratutto per la loro esiguità possono essere interrottipoco dopo la loro formazione, se pure si erano formati: i camosci pezzati del Riss potrebbero così essere sopravvissuti nei loro eremi iberici e appenninici fino ai giorni nostri.
Tutto questo costituisce il corpo di un'ipotesi non ancora esaurientamente provata a livello paleontologico. E, considerandole inevitabili limitazioni pratiche di questa disciplina scientifica, perfino in futuro sarà forse difficile acquisire inoppugnabili dati a favore o a sfavore dell'ipotesi sopra enunciata. Però non si può negare che, accettandola, numerosi tasselli, s'inseriscono soddisfacentemente nel rompicapo tassonomico- zoogeografico del camoscio. Si potrebbe allora spiegare tanto la curiosa somiglianza del mantello invernale tra parva, pyrenaica e ornata, le loro affinita craniche,anzimo genetiche e comportamentali, quando la diversa lunhezza della fontanella fronto lacrimo naso mascellare e le enormi differenze cornuali: una separazione di otre centociquanta centomila anni può senza dubbio giustificare lo sviluppo di alcune diversità!
questa ipotesi spiegherebbe inoltreperchè le altre sette sottospecie, isolatesi su rispettivi gruppi montuosi al termine della glaciazione wurmiana ( cioè meno di dodici mila anni fa), mostrino una scarsissima diversificazione a tutti i livelli.
Infine la pur sporadica comparsa di caratteristiche <<sudoccidentali>> in alcune sottospecie alpine e proprio quelle più meridionali: rupicapra, balcanica, e asiatica, cioè le ultime a entrare in contatto con i camosci del Riss, se l'ipotesi è vera si giustificherebbe con il saltuario affiorare di caratteri genetici della preesistente popolazione.
In realtà occorre precisare che fin durante il corso della glaciazione del Riss deve essersi verificato un notevole differenziamento geografico, rimescolato a più riprese nel corso dei vani vani fenomeni di glaciazione e deglaciazione. L'intero quadro paleontologico del camoscio è dunque sicuramente molto complesso , e ricostruirlo in dettaglio è quasi impossibile.