Le teorie scientifiche non sono opinioni, che possono andare per la maggiore o meno. E gli scienziati non sono "credenti laici"
La definizione di teoria scientifica data da Edoardo Boncinelli e riportata da ievghenii è senz'altro corretta e condivisibile; quello che però molto spesso sfugge ai più, persino agli stessi "addetti ai lavori" (anche perché si tratta in gran parte di processi diciamo così "inconsci") è che la scienza è - ed è sempre stata - fortemente soggetta a vere e proprie "mode" e a "prese di posizione", così come alle inevitabili influenze culturali / sociali del periodo. Solo avendo questa costante consapevolezza epistemologica è a mio parere possibile fare scienza in modo corretto, senza correre il rischio di cadere in quella che avevo chiamato "fede laica".
E parlo per esperienza diretta, visto che ho avuto il piacere di fare il ricercatore scientifico per molti anni, cosa che però mi ha anche permesso di appurare diversi retroscena non sempre edificanti o se non altro assai poco noti.
Spiace dirlo, ma in molti ambiti il famigerato
principio di autorità è ancora in vigore, sia pure in forma per così dire implicita, tanto che numerosi aspetti di dettaglio (ma non solo) della nostra conoscenza di ciò che ci circonda e della sua storia sono dati per assodati unicamente in virtù del fatto che "lo ha fatto notare Tizio", salvo poi dimenticarsi di dire che il menzionato Tizio non aveva fornito prove molto convincenti a favore delle sue pur verosimili idee.
La paleontologia è piena di casi del genere - e qui sarei fortemente tentato di citare le spiegazioni "da film" fornite per la più famosa tra le "estinzioni di massa" (ovvero quella che segna la fine dell'Era Mesozoica), ma rischierei di deviare troppo dall'oggetto del topic!
Torno perciò subito in argomento prendendo spunto da un'altra giusta affermazione di ievghenii
La teoria di Lamarck non ha retto alla verifica della non trasmissibilità ereditaria dei caratteri acquisiti da un individuo (in quanto questi non incidono sul suo patrimonio genetico),
D'accordissimo, ma cosa possiamo dire del "ruolo della selezione naturale che interviene su una variabilità casuale", ossia la "chiave di volta" del modello darwiniano? È mai stata sottoposta a verifiche rigorose? Mi sembra difficile crederlo, anche perché i processi evolutivi avvengono nel corso di tempi che - per quanto geologicamente possano consderarsi brevi o addirittura istantanei - sono ben al di là delle possibilità di controllo e verifica da parte degli esseri umani. Certo, ci sono i fossili, che come accennavo nel mio primo intervento, sono le uniche testimonianze dirette del fenomeno evolutivo, ma anche tralasciando complesse - ed in realtà tutt'altro che secondarie - problematiche quali quelle relative alle correlazioni cronostratigrafiche ed alla risoluzione temporale più o meno fine che ne deriva, come si può essere ragionevolmente certi che una serie di variazioni osservabili lungo una determinata linea filetica sia imputabile alla sola selezione naturale? A mio modesto avviso non è semplicemente possibile. E allora perché si dovrebbe escludere l'interevento di altri meccanismi, ancorché sconosciuti?
Mi rendo conto di essere un ipo' provocatorio quando affronto simili argomenti, ma ritengo che a volte un simile atteggiamento, se ovviamente moderato da un imprescindibile rispetto per le posizioni altrui, possa portare ad interessanti spunti di riflessione.