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Perso come il dodo... - criptozoo.com
Uccelli e Birdwatching.
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da Mauro
#1722
Nelle lingue di ceppo germanico (principalmente inglese ed olandese) esiste un termine per indicare qualcosa che se ne è andato per sempre che tradotto in italiano suona come "perduto come il dodo".
E questo uccello, sul cui destino tanto è stato scritto ed è divenuto un simbolo della conservazione naturale, è veramente perso nelle nebbie del tempo.
Esistono pochissimi schizzi e dipinti "dal naturale", il più celebre dei quali è stato dipinto dal Rolandt Savery nel 1626 (ironicamente questo dipinto rappresenta anche due ara sconosciuti, introdotti per fare contrasto col "prosaico" piumaggio del dodo, che sono stati identificati come l'unica rappresentazione nota di due specie oramai estinte, l'ara dominicano, Ara atwoodi, e l'ara di Guadalupe, tuttora privo di classificazione formale).
Tutto quello che fino a poco tempo fa avevamo del dopo erano una manciata di calchi di vari parti anatomiche e pochi reperti ossei. Esemplari imbalsamati esistevano ma, a causa delle primitive tecniche di tassonomia del XVII secolo, sono andati tutti perduti. L'ultimo esemplare noto venne fatto bruciare dai curatori dell'Ashmolean Museum di Oxford nel 1755 perchè divorato dalle tarme: fortunatamente un'assistente decise di rimuovere una zampa e la testa come ricordi prima di gettarlo nel fuoco e questi reperti sono ora tra i più preziosi del Museo Universitario di Zoologia della celebre città inglese.
Un altro esemplare può essere sopravvissuto fino al 1800 a Parigi, come parte della grande ex-collezione reale (che comprendeva quasi tutti gli olotipi di Brissom e Buffon), ma sfortunatamente l'intera collezione andò distrutta quando gli zelanti curatori ebbero la malsana idea di salvarla dalle tarme fumigandola con lo zolfo.
I reperti di dodo sono rarissimi ed estremamente preziosi, al punto che alcuni tassonomisti (il più attivo in questo campo era Rowland Ward di Londra, noto come "padre" della moderna tassonomia e per avere preparato gli esemplari utilizzati da Audubon nella sua monumentale descrizione degli uccelli del Nord America) hanno prodotto dei falsi dodo utilizzando piume e tessuti di altri uccelli.
Questa situazione ha portato in tempi recenti persino a "ridisegnare" il dodo, secondo una moderna tendenza che vuole gli animali "magri e cattivi", anche se le descrizioni dell'epoca ci dicono chiaramente che il dodo era tanto grosso e goffo che nel disperato tentativo di darsi alla fuga spesso toccava a terra colla pancia. Questa, diciamo, pinguedine veniva attribuita ad esemplari ingrassati in cattività.
Fortunatamente nel 2005 a Mare aux Songes, sull'isola di Mauritius, sono stati trovati numerosi resti frammentari di individui di varie età, escrementi in stato subfossile ed il più prezioso reperto di tutti, uno scheletro intero non disarticolato di un esemplare adulto.
Questo ha consentito di avere una ricostruzione più precisa del dodo che, come ci si poteva immaginare, corrisponde col celebre dipinto di Savery. La "pinguedine" altro non era che parte della strategia di sopravvivenza del dodo, che accumulava notevoli riserve di grasso per sopravvivere nel corso della stagione in cui il suo cibo preferito, i frutti dell'albero tambalocque (Sideroxylon grandiflorum) non erano disponibili.
La scomparsa del dodo ebbe un effetto negativo proprio su questo albero, il cui seme veniva liberato dall'endocarpo proprio dall'azione dei succhi gastrici del dodo. Nel 1973 ne rimanevano solo 13 esemplari, la cui età non poteva essere determinata per via dell'assenza degli anelli di crescita (cosa che rende il tambalocque un legno particolarmente pregiato).
Questa ipotesi è stata più volte contestata ma il tambalocque sta ritornando sull'isola di Mauritius perchè, dopo questa scoperta, sono stati introdotti i tacchini, il cui sistema digestivo svolge la stessa azione "liberatrice" di quello del dodo. Boscaioli e vivaisti hanno iniziato a "pulire" i semi del tambalocque con mole ed altri strumenti prima di piantarli, ottenendo così un elevato tasso di germinazione.
Un piccolo tributo al sinonimo stesso dell'estinzione.
da Glypto
#1723
Interessante : Thumbup : !
Ma alla fin fine il dodo bianco di Rodriguez e il solitario bianco sempre di Rodriguez (ipotizzato dall'ornitologo giapponese Hachisuka, che se non mi sbaglio ha dedicato un libro al dodo) sono realmente esistiti?
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da Mauro
#1724
Il dodo bianco era quasi certamente un uccello "composito". L'uccello alla base era l'ibis di Reunion (Threskiornis solitarius), almeno secondo i racconti dell'epoca che descrivono un uccello che non poteva essere un dodo per via delle abitudini prevalentemente acquatiche. Le rappresentazioni che sono arrivate a noi di dodo bianchi sono basate su un singolo esemplare di dodo, conservato nella kunstkammer dell'Imperatore Rodolfo II d'Asburgo e descritto nel catalogo imperiale come "di colore bianco sporco". E' stato ipotizzato che si trattasse di un autentico dodo, forse parzialmente leucistico, forse un immaturo, acquisito intorno al 1610.
Per aggiungere alla confusione il più celebre didpinto di un dodo bianco, eseguito da Pieter Holseyn, non venne eseguito dal vivo ma utilizzò il celebre dipinto di Savery come modello, alterando semplicemente la colorazione.
Il problema del "dodo bianco di Reunion" nacque a causa di una terribile "cantonata" del solitamente affidabile Barone Walter Rothschild che per motivi tuttora ignoti verso la fine del XIX secolo fuse assieme l'ibis di Reunion con il dodo bianco di Rodolfo II, generando un nodo di proporzioni gordiane che venne sciolto solo alla fine degli anni '70.

Per quanto riguarda il solitario di Rodriguez tutto quanto ne sappiamo sul comportamento in natura viene dalle memorie del leader ugonotto François Leguat. Quando Cossigny da Palma cercò di ottenerne un esemplare nel 1755 gli immigrati ugonotti gli dissero chiaramente che era almeno vent'anni che non ne veniva visto un esemplare. La data dell'estinzione è quindi stata fissata intorno al 1730.
I resti (principalmente frammentari) di questo uccello hanno permesso di catalogarlo formalmente come Pezophas solitaria e le recenti analisi filogenetiche hanno confermato quanto già aveva proposto Gmelin, ovvero sia che si trattasse del più prossimo parente del dodo.
Queste analisi filogenetiche hanno però causato altri problemi, ovvero sia hanno messo in discussione il legame (stabilito da precedenti analisi mitocondriali) con quello che finora veniva ritenuto il loro parente più prossimo, ovvero sia il piccione di Nicobar (Caloenas nicobarica).
E come dico sempre sono dispute che sono ben contento di lasciare ad altri.
da LeonidasJoker
#1725
Interessanti queste considerazioni! In effetti anch'io avevo sentito dire che forse il dodo in realtà era più snello di come ce lo immaginassimo e veniva ingrassato a forza dai marinai, ma questa teoria non mi convinceva molto (perchè ingrassare un uccello che secondo vari scrittori era buono da mangiare solo per i predatori importati dagli Europei?).
da Glypto
#1726
Che tu sappia ci sono stati avvistamenti "post-estinzione" del dodo (che il dodo sia sopravvissuto fino a tempi recenti penso sia una cosa assurda, ok, però sono curioso)?
Sapresti consigliare dei libri ben fatti sul dodo?
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da Mauro
#1727
L'unico riferimento che esiste in letteratura su avvistamenti post-estinzione (1660 o giù di lì) si trova nel libro di Lawrence Green Secret Africa (1936) in cui l'autore afferma che un gruppo di boscaioli aveva avvistato con una certa frequenza dei dodo nella zona della Plaine Champagne intorno al 1930. Può trattarsi di un'incomprensione: il nome colloquiale locale per il dodo (todaersen, che ha un significato alquanto scurrile) è infatti applicato a tutti gli uccelli di aspetto "polputo", come ad esempio i tacchini. Chi lo sa a quali uccelli si riferivano veramente.

Per quanto riguarda i libri sul dodo non posso che raccomandare quelli del grande Errol Fuller:

The Dodo: Extinction in Paradise
Dodo: From Extinction to Icon
Extinct Birds

Sono tutti volumi fuori stampa, comunque reperibili sul mercato dell'usato con un minimo di ricerca.
da LeonidasJoker
#1728
Mauro ha scritto:L'unico riferimento che esiste in letteratura su avvistamenti post-estinzione (1660 o giù di lì) si trova nel libro di Lawrence Green Secret Africa (1936) in cui l'autore afferma che un gruppo di boscaioli aveva avvistato con una certa frequenza dei dodo nella zona della Plaine Champagne intorno al 1930. Può trattarsi di un'incomprensione: il nome colloquiale locale per il dodo (todaersen, che ha un significato alquanto scurrile) è infatti applicato a tutti gli uccelli di aspetto "polputo", come ad esempio i tacchini. Chi lo sa a quali uccelli si riferivano veramente.

Per quanto riguarda i libri sul dodo non posso che raccomandare quelli del grande Errol Fuller:

The Dodo: Extinction in Paradise
Dodo: From Extinction to Icon
Extinct Birds

Sono tutti volumi fuori stampa, comunque reperibili sul mercato dell'usato con un minimo di ricerca.
Mi sa che l'unico modo per sapere che uccelli erano sarebbe stato quello di chiederne una descrizione: presumo che i boscaioli sapessero riconoscere un tacchino da un uccello sconosciuto.
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