- 11/04/2011, 18:04
#687
Sulla quarta di copertina de La Domenica del Corriere del 29 agosto 1954 un disegno di Walter Molino raffigura due terrorizzati agricoltori in fuga davanti a un mostruoso serpente. La didascalia recita: "Un mostro nel Siracusano? Nelle campagne di Francofonte (Siracusa) alcuni coloni dicono di aver visto un serpente lungo ben cinque metri e del diametro di oltre 50 centimetri, che si muove sbuffando minacciosamente. I carabinieri stanno indagando: si tratta realmente di un rettile di grosse dimensioni e ingigantito dalla fantasia oppure, come sembra più probabile, è una trovata degli agricoltori della zona per proteggere i frutteti dai saccheggiatori notturni?"
L'esistenza di rettili, soprattuto serpenti, giganteschi veniva (viene?) asserita con ricorrenza particolarmente frequente nelle campagne di tutta Italia. Sui giornali locali di diverse regioni, almeno fino a non molti anni fa, ogni tanto c'era una segnalazione di serpi anche più grandi di quella sopra riportata. Ho lavorato per molti anni a Comacchio (FE) e mi è capitato di sentire raccontare di bestioni grossi come pali della luce e lunghi tanto da occupare comodamente la strada di campagna che attraversavano, inducendo il contadino ad abbandonare il trattore e fuggire!. Ricordo che un vallante (così sono indicati i lavoranti nelle valli da pesca) che lavorava con me era fuggito da un isolotto sul quale aveva incontrato un enorme biacco, che poteva certamente avere dimensioni superiori alla media; dopo qualche passaggio di bocca in bocca, l'animale poteva essere diventato un mostro... Si diceva anche che presso il bosco della Mesola, sempre nel Ferrarese, in uno stagno adiacente alla strada statale Romea (!) albergasse un enorme anguilla o serpente, una specie di Nessie.
In Romagna, ma anche in altre zone della pianura padana e dell'Italia settentrionale in genere, esiste la figura leggendaria della besaböa (italianizzato in bisciabova), serpente con una bocca enorme in grado di ingurgitare e vomitare un bambino. Come ricordato da Anselmo Calvetti, studioso di tradizioni popolari, in diverse culture l'iniziazione di giovani avveniva attraverso il suo passaggio in un simulacro, dal quale usciva come uomo nuovo. A certi serpenti mitici, legati all'acqua, è associata la capacità di provocare le tempeste. Con il termine bisciabova si indica in molti dialetti il turbine e il caos che esso provoca. Del resto il sincretismo fra serpenti signori delle acque e e bovini sacri al dio della tempesta è comune a mitologie asiatiche e mesopotamiche, nonché greche (il toro associato a Zeus). Serpenti con le corna sono illustrati fra i Celti e i Galli. La diffusione di simili figure in Italia può perciò essere conseguita alle invasioni celtiche o danubiane.
Eugenio
Anonimo, 1954: (Senza titolo). La Domenica del Corriere, 56, 35: 24
Calvetti A., 1977: La Bisciabova. Studi Romagnoli, XXV, 1974: 413-419
L'esistenza di rettili, soprattuto serpenti, giganteschi veniva (viene?) asserita con ricorrenza particolarmente frequente nelle campagne di tutta Italia. Sui giornali locali di diverse regioni, almeno fino a non molti anni fa, ogni tanto c'era una segnalazione di serpi anche più grandi di quella sopra riportata. Ho lavorato per molti anni a Comacchio (FE) e mi è capitato di sentire raccontare di bestioni grossi come pali della luce e lunghi tanto da occupare comodamente la strada di campagna che attraversavano, inducendo il contadino ad abbandonare il trattore e fuggire!. Ricordo che un vallante (così sono indicati i lavoranti nelle valli da pesca) che lavorava con me era fuggito da un isolotto sul quale aveva incontrato un enorme biacco, che poteva certamente avere dimensioni superiori alla media; dopo qualche passaggio di bocca in bocca, l'animale poteva essere diventato un mostro... Si diceva anche che presso il bosco della Mesola, sempre nel Ferrarese, in uno stagno adiacente alla strada statale Romea (!) albergasse un enorme anguilla o serpente, una specie di Nessie.
In Romagna, ma anche in altre zone della pianura padana e dell'Italia settentrionale in genere, esiste la figura leggendaria della besaböa (italianizzato in bisciabova), serpente con una bocca enorme in grado di ingurgitare e vomitare un bambino. Come ricordato da Anselmo Calvetti, studioso di tradizioni popolari, in diverse culture l'iniziazione di giovani avveniva attraverso il suo passaggio in un simulacro, dal quale usciva come uomo nuovo. A certi serpenti mitici, legati all'acqua, è associata la capacità di provocare le tempeste. Con il termine bisciabova si indica in molti dialetti il turbine e il caos che esso provoca. Del resto il sincretismo fra serpenti signori delle acque e e bovini sacri al dio della tempesta è comune a mitologie asiatiche e mesopotamiche, nonché greche (il toro associato a Zeus). Serpenti con le corna sono illustrati fra i Celti e i Galli. La diffusione di simili figure in Italia può perciò essere conseguita alle invasioni celtiche o danubiane.
Eugenio
Anonimo, 1954: (Senza titolo). La Domenica del Corriere, 56, 35: 24
Calvetti A., 1977: La Bisciabova. Studi Romagnoli, XXV, 1974: 413-419
