- 04/07/2012, 16:27
#2617
Qualche tempo fa stavo pensando giusto alla vicenda degli olotipi.
La mia idea era che si potesse preparare una descrizione provvisoria catturando un esemplare vivo, fotografandolo e riprendendolo da ogni angolazione, pesandolo e misurandolo e prelevando un campione di sangue.
Poco piacevole ma senz'altro molto meglio che finire i propri giorni prematuramente.
Il mio razionale dietro quest'idea era il grande progresso della biochimica e della genetica negli ultimi vent'anni: il campione di sangue può essere depositato presso una "biobanca" (la prima in Italia è stata inaugurata proprio ieri presso l'Istituto Zooprofilattico di Brescia) e fungere da olotipo surrogato fin quando non ci si possa procurare un esemplare in modi eticamente corretti.
Riflettendoci meglio ho però trovato una falla in quella che inizialmente mi sembrava un'ottima idea.
Se biochimica e genetica hanno fatto enormi passi avanti, tutto quello che possono darci sono dati che vanno interpretati. E l'interpretazione dei dati genetici è un grosso problema. Mi spiego meglio: nonostante gli avanzamenti incredibili nel campo dell'analitica per motivi economici e soprattutto di tempo non si può ancora analizzare l'intero genoma di ogni specie. La mappatura dei genomi di una singola specie è tuttora un'impresa titanica che richiede forti finanziamenti, grandi risorse e, soprattutto, molto tempo. Quando si parla di "analisi genetiche" si parla di test su porzioni di specifici geni o del DNA mitocondriale, scelti in base a ben precisi modelli statistici ed interpretati in base a set di regole sempre basati su modelli statistici.
Per quanto il sistema sia rapido, efficace ed economico, è tutt'altro che perfetto. Lorenzo ha parlato chiaramente dell'inflazione nel numero di specie di lemuri. Io invece ho presente un caso ancora più estremo, ovvero sia la miracolosa "moltiplicazione" delle specie di kiwi (Apteryx sp). La specie dell'isola settentrionale (A. mantelli) è stata divisa in tre diverse specie. Questa divisione, però, non è supportata dalle analisi comportamentali e soprattutto, dall'anatomia comparata: le tre specie sono, a parte il loro profilo genetico, assolutamente identiche.
Personalmente ritengo che se analiticamente stiamo marciando a gran velocità, l'interpretazione dei dati non è ancora arrivata ad un punto ottimale e alle volte scherzo coi colleghi che nel momento in cui avremo a disposizione analisi complete del genoma veloci ed economiche avremo delle belle sorprese a livello tassonomico e probabilmente anche evolutivo. Finora nessuno mi ha dato del matto, forse anche perché tutti sanno bene che metodi analitico-statistici diversi possono dare risultati diversi (vedi il Linh-Duong).
Parlando del lavoro di Van Roosmalen la vicenda del manato pigmeo mi ha sempre colpito per l'ostracismo che ha incontrato. In base alle prove da lui raccolte si potrebbe ipotizzare se non l'esistenza di una specie completamente nuova perlomeno di una popolazione isolata che presenta straordinari tratti caratteristici. Eppure è sempre stato dismesso come nient'altro che giovani esemplari di manato comune... perché? Quale è la motivazione dietro questa scelta che non tiene conto delle minuziose osservazioni sul campo di Van Roosmalen? Forse la gelosia che un primatologo non abbia rispettato la "scala gerarchica", lasciando l'onore ad altri specialisti? O c'è dell'altro in ballo? Come ho già detto la scienza non è assolutamente immune dalle più basse pulsioni umane e nulla mi stupirebbe.
Guide my hand
Light my path
Show me the way
To reach one day
Baphomet's Throne