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bella domanda... - criptozoo.com
Teoria, progetti, segnalazioni, avvisi e pensieri a ruota libera.
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da Lorenzo Rossi
#3341
Servirebbe una bella risposta... ma personalmente non ne ho : Thumbup :
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da C.M. Wild
#3342
Parlando in via ipotetica penso che un programma di de-estinzione dovrebbe occuparsi esclusivamente degli animali scomparsi a causa dell'uomo. Si dovrebbe inoltre cominciare a de-estinguere solo quando le tecniche di clonazione saranno perfezionate a tal punto da escludere il rischio di far nascere poveri animali malati, con gravi tare genetiche, che vivono solo pochi minuti tra atroci sofferenze. Il problema è che l'uomo è una brutta bestia e su una cosa del genere si finirebbe per specularci alla grande senza badare al bene della scienza e soprattutto degli animali!
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da Mauro
#3343
La risposta la ho già data in passato: no.

Non tanto per via di considerazioni etiche, quando per via di tutta una serie di problemi pratici che la genetica non può risolvere tra cui:

1)Ricostruzione della struttura sociale dell'animale in questione altamente speculativa
2)Ignoranza dei più comuni problemi di salute (ad esempio la vulnerabilità ai parassiti)
3)Impossibilità di fornire l'imprinting comportamentale dato dalla madre
4)Scomparsa della precisa nicchia ecologica a cui l'animale apparteneva
5)Incognita riproduzione naturale (vedi rinoceronti)

Se lo scopo è giusto dimostrare che si può fare, si può cominciare dalle razze domestiche estinte, che questi problemi non li pongono.
Se lo scopo è solo di avere un animale da mettere in vetrina, posso pensare ad almeno un migliaio di modi più costruttivi su come spendere il denaro.

Se invece lo scopo è aggirare gli attuali ostacoli normativi sulla ricerca genetica (in particolar modo sulla ricostruzione della funzionalità di specifici geni e l'interruzione delle sostituzioni distruttive, scusate il linguaggio tecnico) allora il discorso cambia radicalmente. In quel caso l'operazione va vista nell'insieme dell'avanzamento della scienza genetica non tanto per riportare in vita specie oramai estinte, quanto per dirette applicazioni mediche che potrebbero radicalmente cambiare il mondo come lo conosciamo in meglio.
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da gghilardelli
#3344
Piuttosto che con le specie animali, non sarebbe più interessante, economico e redditizio provare a resuscitare piante attualmente estinte?
Non sono esperto in materia ma immagino che, una volta trovato DNA di una specie estinta in buone condizioni e risolto il problema di innestarlo in una cellula vegetale adatta, questa possa essere poi riprodotta in laboratorio fino alla radicazione e poi messa in pieno campo. E' vero che molto probabilmente le piante estinte sono scomparse perché la loro nicchia ecologica era ormai scomparsa, ma ciò non toglie che si possa ricrearla con relativamente poca spesa in orti botanici. Non è poi da escludere la possibilità di introdurre la specie nel commercio florovivaistico imbastendo una strategia di marketing simile a quella del famoso "pinosauro", la Wollemia nobilis. Non essendo tecnicamente un organismo geneticamente modificato, ma essendo in tutto e per tutto una pianta dal DNA naturale, nessun ambientalista avrebbe alcunché da ridire. Inoltre, nel caso le piante resuscitate fossero commestibili, si potrebbe pensare anche a una ricerca agronomica per valutare il possibile impiego per l'alimentazione.
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da Mauro
#3346
E' già stato fatto. : Wink :
Lo scorso febbraio in Russia sono germogliati i primi esemplari di Silene stenophilla nati da semi realizzati partendo da semi immaturi ritrovati nel permafrost e datati a 30000 anni or sono.

La S. stenophilla è tuttora vivente (è diffusa in Siberia e Giappone), ma il materiale usato proviene da semi recuperati dalle tane di roditori sepolte nel permafrost (i semi recuperati non hanno germinato). A detta dei ricercatori si è trattato di uno straordinario "colpo di fortuna": infatti i tessuti della S. stenophilla sono molto ricchi in sucrosio (un tipo di zucchero che agisce da conservante) e le radiazioni gamma del suolo hanno prodotto danni "insolitamente lievi".

Ti assicuro che già più di un ibridatore sta tenendo d'occhio l'intero processo. L'idea non è tanto di "vendere" il prodotto come pianta preistorica, quando di vedere se tra le piante estinte di cui è possibile la "resurrezione" c'è qualcosa che possa soddisfare un mercato che a livello mondiale vale decine di miliardi di euro e richiede prodotti sempre più sofisticati (vista la mia quasi ossessione per il giardinaggio ne so qualcosa : Razz : ).

Per fare un esempio le Peonie Itoh (il Dr Itoh Toichi è stato uno dei più grandi ibridatori della storia della botanica, la storia di come ha creato questi ibridi tra peonie legnose ed erbacee meriterebbe un trattamento completamente fuori luogo) sono arrivate sul mercato alla fine degli anni '60. Fino agli anni '90 queste peonie avevano valutazioni assolutamente da capogiro: ricordo ancora che nel '90 un singolo rizoma costava ben oltre un milione di lire! : Eeek :
Ora le Itoh sono diffuse (in diverse varietà) e i prezzi sono a livelli quasi umani: solo il doppio rispetto ad una peonia erbacea normale!
da LeonidasJoker
#3347
La cosa bella è che certi di questi scienziati nè parlano come se fosse una cosa semplicissima, da fare in uno schiocco di dita... Ma se pure a Jurassic Park spiegavano che è difficile!
da Glypto
#3350
Mauro ha scritto: (il Dr Itoh Toichi è stato uno dei più grandi ibridatori della storia della botanica, la storia di come ha creato questi ibridi tra peonie legnose ed erbacee meriterebbe un trattamento completamente fuori luogo)
Mi interesserebbe la storia di questo giapponese : Wink : . E' forse un epigono nipponico di Luther Burbank?
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da Mauro
#3351
LeonidasJoker ha scritto:La cosa bella è che certi di questi scienziati nè parlano come se fosse una cosa semplicissima, da fare in uno schiocco di dita... Ma se pure a Jurassic Park spiegavano che è difficile!
Ci sono due cose da considerare.

Primo, le notizie ci arrivano filtrate dall'agenzia di stampa o da chi ha editato l'intervista. Può darsi che si sia fatto un lungo preambolo sui costi e le difficoltà ma che questa parte sia stata tolta per rendere il pezzo più leggero ed allettante.

Secondo, a nessuno piace sentirsi dire "Per ricostruire la funzionalità di un singolo gene di tilacino ci abbiamo messo cinque anni, utilizzando decine di migliaia di ore di manodopera estremamente qualificata e spendendo milioni e milioni di dollari", specie quando si considera che questi progetti sono finanziati in massima parte con fondi pubblici. A quel punto qualcuno potrebbe anche dire "Ma perché quelle risorse non le avete investite in ambito medico?" o semplicemente denunciare l'intera vicenda come uno spreco, provocando una bufera di dimensioni immani.
Per fare un paragone due aziende giapponesi stanno lavorando da diversi anni alla creazione di autentiche rose nere e blu utilizzando tecniche già sperimentate negli OGM. Trattandosi di progetti completamente privati, i responsabili del progetto ne rispondono esclusivamente ai finanziatori e non ad un pubblico che poi farà pressione sui propri rappresentanti politici.

La scienza ha ovviamente bisogno di solide basi teoriche, che spesso comportano ricerche che il pubblico può ritenere inutili sprechi (vedi come molti avevano giudicato la ricerca sui fullereni ai tempi), ma purtroppo la tentazione per chi lavora con finanziamenti pubblici è spesso di lasciarsi "prendere la mano" e lanciarsi in opere, che per quanto intriganti dal punta di vista teorico, non hanno alcuna applicazione pratica.
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