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bella domanda... - Pagina 2 - criptozoo.com
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da Elena82
#3353
C.M. Wild ha scritto:Parlando in via ipotetica penso che un programma di de-estinzione dovrebbe occuparsi esclusivamente degli animali scomparsi a causa dell'uomo. Si dovrebbe inoltre cominciare a de-estinguere solo quando le tecniche di clonazione saranno perfezionate a tal punto da escludere il rischio di far nascere poveri animali malati, con gravi tare genetiche, che vivono solo pochi minuti tra atroci sofferenze. Il problema è che l'uomo è una brutta bestia e su una cosa del genere si finirebbe per specularci alla grande senza badare al bene della scienza e soprattutto degli animali!
Concordo con quello che scrivi, e in effetti anche io penso che un programma di clonazione si potrebbe tentare su animali estinti a causa dell'uomo in tempi recentissimi (come il tilacino, altri grandi felini e mammiferi,ecc) e non sui dinosauri ad esempio. Certo però bisognerebbe considerare l'habitat di suddetti animali, che se si sono estinti proprio per motivi relativi all'habitat distrutto dall'uomo,non avranno maggiori chances adesso!
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da C.M. Wild
#3354
Certo! La scelta degli animali da clonare dovrebbe essere oggetto di un'attenta e scrupolosa analisi e uno dei fattori da valutare sarebbe senz'altro l'esistenza dell'habitat adatto. Uno dei candidati adatti alla de-estinzione sarebbe a mio parere il dodo, scomparso a causa della caccia indiscriminata.
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da Mauro
#3355
C.M. Wild ha scritto:Certo! La scelta degli animali da clonare dovrebbe essere oggetto di un'attenta e scrupolosa analisi e uno dei fattori da valutare sarebbe senz'altro l'esistenza dell'habitat adatto. Uno dei candidati adatti alla de-estinzione sarebbe a mio parere il dodo, scomparso a causa della caccia indiscriminata.
A dire il vero la maggiore causa dell'estinzione del Dodo è stata l'introduzione di gatti, ratti e ad altri predatori alloctoni che ne divoravano le uova ed i nidiacei.
Il problema principale è che la scomparsa del dodo stesso ha alterato lo habitat delle Mauritius portando alla quasi scomparsa dell'albero Tambaloque, una delle principali fonti di cibo del dodo, che dipendeva strettamente dall'uccello per la dispersione dei semi (questi sono avvolti in uno spesso strato carnoso che, se non viene rimosso, impedisce la germinazione del seme).
Il Tambaloque nel frattempo si è quasi estinto (con notevole danno economico per l'isola, trattandosi di un legno estremamente pregiato) e solo di recente sono stati avviati progetti volti al recupero: si è sperimentato (con successo variabile) ad usare tacchini come sostituti del dodo ma la strada giusta pare sia rimuovere lo strato carnoso manualmente prima di preparare il seme all'impianto.
Quindi, almeno fin quando il Tambaloque non sarà reintrodotto in quantità su Mauritius, non esiste un habitat giusto per il dodo mancando la sua principale fonte di cibo.
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da C.M. Wild
#3358
Ok, mi dovrò rassegnare a non vedere mai un dodo : Sad :
Allora quali potrebbero essere gli animali adatti, che potrebbero facilmente essere reinseriti in natura?
da LeonidasJoker
#3359
A volte, quando si ha un ambiente non troppo contaminato dall'uomo, per ricreare un animale estinto non c'è bisogno di ricorrere all'ingegneria genetica, ma bastano incroci e selezioni mirati: si pensi al caso del quagga, dell'uro, del tarpan, che sono stati ricreati in modo più o meno attendibile in alcune riserve naturali.
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da Mormorante
#3362
LeonidasJoker ha scritto:A volte, quando si ha un ambiente non troppo contaminato dall'uomo, per ricreare un animale estinto non c'è bisogno di ricorrere all'ingegneria genetica, ma bastano incroci e selezioni mirati: si pensi al caso del quagga, dell'uro, del tarpan, che sono stati ricreati in modo più o meno attendibile in alcune riserve naturali.
Quella della "restituzione al mondo" di specie (o sottospecie) estintesi in natura (ed in cattività) attraverso la selezione mirata è a mio avviso un'illusione, pia, ma piuttosto miope. La selezione, con metodo empirico e relativamente approssimativo, si limita a ricostruire attraverso opportuni incroci di individui dotati di determinate caratteristiche considerate "gradite", una morfologia ed al massimo un fenotipo riconducibile all'originale. Se ne assume quindi che l'animale ottenuto altro non è che una copia, o più precisamente un'imitazione, dell'originale (fatte salve eventuali ed ancora inattuabili manomissioni genetiche che, pur potendo portare ad una maggiore simiglianza in termini genetici comunque non cambierebbero la sostanza di quanto già espresso, ovvero l'aver ottenuto delle imitazioni dell'originale, ma probabilmente, perlomeno, ne aumenterebbe la somiglianza in termini assoluti).
Nei casi riportati, la somiglianza delle imitazioni rispetto l'originale ottenuta attraverso gli incroci selettivi è molto approssimativa (morfologicamente), quindi mi chiedo a cosa siano serviti: forse ricreando una specie simile che ricopre, o si pensa ricopra a pieno, il medesimo ruolo ecologico di un'altra precedentemente scomparsa, si ritiene di aver riportato alla vita dall'estinzione la suddetta specie estinta?
Comunque, francamente ritengo che aldilà dell'eventuale somiglianza genetica ed etologica, sia essenziale se non preponderante una somiglianza morfologica perché si possa ritenere anche solo di essersi avvicinati all'obiettivo. Per lasciar intendere quanto la morfologia di una specie sia fondamentale si pensi a quante popolazioni della stessa specie vengano abitualmente (inteso come consuetamente, al di fuori dell'ambito tassonomico) classificate con nomi differenti in base alle differenze morfologiche che presentano (maiale e cinghiale Sus scrofa, cane e lupo Canis lupus , leopardo/giaguaro e pantera Panthera pardus/Panthera onca, ecc). E' deducibili che la morfologia, l'aspetto dell'animale, sia la parte fondamentale dell'identità della sottospecie o varietà, figuriamoci della specie; e questo perché ne determina la più immediata identificazione (visto che stiamo parlando di mammiferi di grandi dimensioni) in termini di reazione dell'umano all'animale che si vede di fronte.

Per le sottospecie, forse e solo in parte, il discorso può essere differente sotto l'aspetto della difficoltà d'attuabilità. Ricreare una sottospecie estintasi richiede meno "lavoro" che ricreare un'intera specie, avendo a disposizione esemplari della stessa specie ma appartenenti a differenti sottospecie ancora in vita, ma anche questo solo qualora gli esemplari in vita siano appartenenti a sottospecie strettamente affini a quella che si intende "ricreare". Tuttavia anche in questo caso si tratterebbe di selezione artificiale che porterebbe ineluttabilmente alla creazione di un'imitazione.

La clonazione sarebbe l'unica, reale soluzione per ricreare una totale somiglianza morfogenetica e ritengo si potrebbe utilizzare per determinate sottospecie di recente estinzione di cui si sia conservato materiale genetico utile proveniente dai somatociti (quindi parliamo di specie che comunque la scienza ha avuto modo di osservare e che si è premunita di "conservare" perlomeno come informazione genetica), ma non certo per le specie, anche per via delle attuali tecniche di clonazione che prevedono l'impianto di materiale genetico all'interno della cellula uovo di un organismo simile o affine, non avendo di meglio ed ammesso che ce ne siano, che porti avanti poi la gravidanza, il che complica le cose.
La tecnica dovrebbe evolvere al punto da riuscire a clonare una specie avendo a disposizione esclusivamente del materiale genetico, che comunque resta arduo da reperire in un buono stato di conservazione se si parla di specie estinte da tempo, secoli o millenni.

In ogni caso, pur ammettendo di essere riusciti a clonare con successo una specie estinta, resta la questione etologica che avevo accennato precedentemente da risolvere, ovvero: anche ammesso che io reintroduca una specie nel suo habitat d'origine che si è conservato alla perfezione, siamo sicuri che la specie "ricreata" si comporterà, o saprà comportarsi, come l'originale esintasi? Certo, negli esempi riportati si citano animali la cui etologia è relativamente nota, seppur resti in parte e come per la gran parte della fauna scomparsa o rarefatta ignota, ma siamo sicuri che l'animale che ricreeremo saprà comportarsi spontaneamente come faceva l'animale estintosi? E se può valere per l'uro, il quagga, il tarpan, può valere per il Dodo o il Tilacino? Ho delle riserve in merito.
da elias
#3365
io son sempre dell'idea che quei soldi meglio spenderli nella conservazione degli ambienti e specie in via di estinzione che in riportare in vita specie estinte, per una specie "rinata" penso che ne salveresti una decina dall'estinzione con lo stesso tempo e denaro
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