LeonidasJoker ha scritto:A volte, quando si ha un ambiente non troppo contaminato dall'uomo, per ricreare un animale estinto non c'è bisogno di ricorrere all'ingegneria genetica, ma bastano incroci e selezioni mirati: si pensi al caso del quagga, dell'uro, del tarpan, che sono stati ricreati in modo più o meno attendibile in alcune riserve naturali.
Quella della "restituzione al mondo" di specie (o sottospecie) estintesi in natura (ed in cattività) attraverso la selezione mirata è a mio avviso un'illusione, pia, ma piuttosto miope. La selezione, con metodo empirico e relativamente approssimativo, si limita a ricostruire attraverso opportuni incroci di individui dotati di determinate caratteristiche considerate "gradite", una morfologia ed al massimo un fenotipo riconducibile all'originale. Se ne assume quindi che l'animale ottenuto altro non è che una copia, o più precisamente un'imitazione, dell'originale (fatte salve eventuali ed ancora inattuabili manomissioni genetiche che, pur potendo portare ad una maggiore simiglianza in termini genetici comunque non cambierebbero la sostanza di quanto già espresso, ovvero l'aver ottenuto delle imitazioni dell'originale, ma probabilmente, perlomeno, ne aumenterebbe la somiglianza in termini assoluti).
Nei casi riportati, la somiglianza delle imitazioni rispetto l'originale ottenuta attraverso gli incroci selettivi è molto approssimativa (morfologicamente), quindi mi chiedo a cosa siano serviti: forse ricreando una specie simile che ricopre, o si pensa ricopra a pieno, il medesimo ruolo ecologico di un'altra precedentemente scomparsa, si ritiene di aver riportato alla vita dall'estinzione la suddetta specie estinta?
Comunque, francamente ritengo che aldilà dell'eventuale somiglianza genetica ed etologica, sia essenziale se non preponderante una somiglianza morfologica perché si possa ritenere anche solo di essersi avvicinati all'obiettivo. Per lasciar intendere quanto la morfologia di una specie sia fondamentale si pensi a quante popolazioni della stessa specie vengano abitualmente (inteso come consuetamente, al di fuori dell'ambito tassonomico) classificate con nomi differenti in base alle differenze morfologiche che presentano (maiale e cinghiale
Sus scrofa, cane e lupo
Canis lupus , leopardo/giaguaro e pantera
Panthera pardus/Panthera onca, ecc). E' deducibili che la morfologia, l'aspetto dell'animale, sia la parte fondamentale dell'identità della sottospecie o varietà, figuriamoci della specie; e questo perché ne determina la più immediata identificazione (visto che stiamo parlando di mammiferi di grandi dimensioni) in termini di reazione dell'umano all'animale che si vede di fronte.
Per le sottospecie, forse e solo in parte, il discorso può essere differente sotto l'aspetto della difficoltà d'attuabilità. Ricreare una sottospecie estintasi richiede meno "lavoro" che ricreare un'intera specie, avendo a disposizione esemplari della stessa specie ma appartenenti a differenti sottospecie ancora in vita, ma anche questo solo qualora gli esemplari in vita siano appartenenti a sottospecie strettamente affini a quella che si intende "ricreare". Tuttavia anche in questo caso si tratterebbe di selezione artificiale che porterebbe ineluttabilmente alla creazione di un'imitazione.
La clonazione sarebbe l'unica, reale soluzione per ricreare una totale somiglianza morfogenetica e ritengo si potrebbe utilizzare per determinate sottospecie di recente estinzione di cui si sia conservato materiale genetico utile proveniente dai somatociti (quindi parliamo di specie che comunque la scienza ha avuto modo di osservare e che si è premunita di "conservare" perlomeno come informazione genetica), ma non certo per le specie, anche per via delle attuali tecniche di clonazione che prevedono l'impianto di materiale genetico all'interno della cellula uovo di un organismo simile o affine, non avendo di meglio ed ammesso che ce ne siano, che porti avanti poi la gravidanza, il che complica le cose.
La tecnica dovrebbe evolvere al punto da riuscire a clonare una specie avendo a disposizione esclusivamente del materiale genetico, che comunque resta arduo da reperire in un buono stato di conservazione se si parla di specie estinte da tempo, secoli o millenni.
In ogni caso, pur ammettendo di essere riusciti a clonare con successo una specie estinta, resta la questione etologica che avevo accennato precedentemente da risolvere, ovvero: anche ammesso che io reintroduca una specie nel suo habitat d'origine che si è conservato alla perfezione, siamo sicuri che la specie "ricreata" si comporterà, o saprà comportarsi, come l'originale esintasi? Certo, negli esempi riportati si citano animali la cui etologia è relativamente nota, seppur resti in parte e come per la gran parte della fauna scomparsa o rarefatta ignota, ma siamo sicuri che l'animale che ricreeremo saprà comportarsi spontaneamente come faceva l'animale estintosi? E se può valere per l'uro, il quagga, il tarpan, può valere per il Dodo o il Tilacino? Ho delle riserve in merito.