Messaggi inerenti agli animali terrestri.
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da Dittoroby
#5342
Recentemente è stato pubblicato online un video dove viene ripreso da una telecamera notturna un capriolo con un corno solo correre insieme ad altri caprioli, ed in seguito muoversi solitariamente, di giorno. Il tutto nei mitici monti Sibillini, precisamente nella valle del Fiastrone.
Il video dovrebbe essere stato registrato da Giuseppe Chiavari. Inizialmente ricordo che la gente pubblicava la ripresa su varie pagine amatoriali parlando di un vero e proprio unicorno.
Naturalmente è quasi certo che si tratti di una mutazione genetica, molto rara nel suo caso. La cosa forse più interessante è stata la riflessione legata al video. Che sia stato proprio questo capriolo con questa mutazione, in passato, ad aver ispirato la leggenda dell'unicorno? O in antichità sono stati altri animali dotati di un unico corno che possono aver dato inizio a tutto (come ad esempio l'Elasmotherium)? Il primo video originale è stato rimosso, non so per quale motivo, e non sono riuscito a reperirlo. Vi lascio queste versioni, dove è possibile visionare le due riprese.
https://www.youtube.com/watch?v=1k_JanfxRKI

https://www.youtube.com/watch?v=C7m0g236MGQ
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da Mauro
#5344
E' una delle tante teorie che vanno dietro all'origine dell'unicorno.

Personalmente io do la colpa a Ctesia, il medico e storico greco. Ctesia scrisse un libro, intitolato Indica, che descriveva "accuratamente" le meraviglie del subcontinente indiano, ivi inclusi gli unicorni, che descrive come asini selvatici con un singolo lungo corno (un cubito e mezzo, ovvero sia oltre 70cm) in mezzo alla fronte.
Piccolo problema: dai frammenti dell'Indica che abbiamo si sa che in India Ctesia non andò mai. Tutto quello che riferisce sono voci e dicerie che raccolse alla corte di Artaserse II, dove lavorava come medico ed insegnante di medicina. Artaserse fu costretto dagli eventi a spendere tutto il suo lungo regno nella parte occidentale dell'Impero Achemide, quasi sempre impegnato in operazioni militari, quindi le possibilità che Ctesia lo abbia accompagnato in qualche viaggio verso il lontano ed esotico oriente sono estremamente scarse se non nulle.

Ctesia, nonostante le sue limitazioni e la più tarda disponibilità di testi scritti da chi in India era andato realmente (il più celebre è forse il filosofo scettico Pirrone, che passò alcuni anni a studiare coi "gimnosofisti" ovvero sia i saggi Sramana), rimase un'autorità almeno fino alla prima metà del III secolo dC. Dopo il testo completo dell'Indica venne probabilmente perduto.
Da Ctesia hanno attinto tutti, da Aristotele a Claudio Eliano, talvolta con aggiunte assolutamente ridicole (Plinio, sto guardando te) e da lì l'errore si è propagato.

A questo va aggiunto che intorno al IV secolo dC, ad Alessandria d'Egitto venne composto un testo allegorico/morale intitolato semplicemente "Physiologos" in cui a svariate creature, reali ed immaginarie, veniva dato un particolare significato morale in chiave cristiana.
Questo testo ebbe grande diffusione nell'Antichità ma ebbe un enorme, quasi incredibile, successo nell'Europa medievale, come attestato dal numero di manoscritti tuttora esistenti, molti in lingue volgari quali l'Alemanno (antenato del moderno Alto Tedesco) e il Norvegiano Antico (praticamente la lingua tuttora parlata in Islanda).
L'unicorno è ben rappresentato, insieme a sirene, centauri. aspidocheloni e la fenice, e c'è poco dubbio che sia la base di molti miti medievali, in particolar modo quello della Vergine che cattura l'unicorno.
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da Dittoroby
#5348
Grazie della risposta, molto chiara ed esauriente. Sicuramente c'è stata una diffusione graduale e sviluppata nel tempo. Probabilmente Ctesia è stato veramente il primo a parlare di unicorni ma è anche probabile che i testi che forse hanno influenzato più queste leggende sono proprio quelli in chiave allegorica, che venivano trattati come veri e propri testi morali a cui veniva data molta rilevanza e autorevolezza nel Medioevo. Prenderei comunque in considerazione la possibilità che animali come l'Elasmotherium abbiano potuto comunque influenzare queste storie. Se si considera che una possibile testimonianza di un viaggiatore, vissuto proprio nell'epoca medievale, descrive l'animale in una maniera che può ricordare parecchio la leggendaria creatura. Ma sicuramente vi è stato un processo "a catena", come di consueto accade in questi casi, dove le teorie che si possono formulare in merito sono varie.
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da Mauro
#5349
L'idea della sopravvivenza in tempi storici di varie creature appartenenti alla Megafauna del Neogene Eurasiatico non tiene conto degli immensi avanzamenti nel campo archeologico degli ultimi 10-15 anni.
Le campagne di scavi e ricerca condotti in aree estremamente remote dell'Asia in questo periodo hanno consentito di approfondire non poco la nostra conoscenza di cosa veniva allevato e cacciato in Eurasia in tempi sempre più antichi e di scoprire sempre nuove tradizioni rappresentative, quali le pietre-cervo dalla tarda Età del Bronzo della Mongolia e della Siberia sud-orientale.
Nulla, assolutamente nulla, si è trovato che indichi la conoscenza della Megafauna in queste culture.

Per quanto riguarda i diari dei viaggiatori medioevali, io invito sempre alla cautela utilizzando l'esempio di Marco Polo.
Marco Polo non scrisse mai alcun resoconto del suo viaggio. L'opera originale fu scritta da "Rustichello da Pisa", di cui non sappiamo altro e che molto probabilmente era uno pseudonimo, e non in Latino o in un dialetto italico ma in lingua d'oil, l'antenato diretto del moderno francese, ed una scelta decisamente strana per un'opera letteraria nel periodo. Il Latino e soprattutto l'Occitano (lingua d'oc) erano le lingue colte del Basso Medioevo, come dimostrato dal fatto che Dante Alighieri a lungo soppesò se scrivere la Commedia in Occitano o Fiorentino e dalla produzione del Petrarca. Anche il titolo originale, come la vera identità di Rustichello, è andato perduto: il Milione è un titolo attribuito in epoca relativamente tarda.
L'opera venne tradotta in una marea di versioni: tanto per dare un'idea della complessità del problema la copia personale di Cristoforo Colombo, tuttora conservata a Siviglia, venne tradotta in latino intorno al 1450 da un'edizione in veneziano del 1390, a sua volta probabilmente tratta da una precedente versione latina.
Per quanto i filologi siano in gamba, sbrogliare una simile matassa è veramente un'impresa ai limiti dell'impossibile anche per gente del livello del Mommsen. Chi sa cosa è autentico, cosa inventato dall'autore originale e cosa è stato inserito da traduttori e trascrittori successivi?
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da Dittoroby
#5350
Mauro ha scritto:
24/09/2017, 15:40
Chi sa cosa è autentico, cosa inventato dall'autore originale e cosa è stato inserito da traduttori e trascrittori successivi?
Ovviamente, l'autenticità di questi prodotti è la prima cosa che va messa in dubbio, difatti la supposta testimonianza va presa per quello che è, dato che appunto nemmeno l'esistenza stessa dell'Elasmotherium in quell'epoca è stata mai certificata (e quasi sicuramente perchè inesistente). Riguardo il discorso della Megafauna, sì le nuove scoperte ci stanno fornendo molte informazioni utili, e ce ne daranno molte altre. Anche per questo le voci a riguardo sono considerate false. Però, se la testimonianza veniva da personaggi ritenuti affidabili (o da gente che riscrive per loro), come in questo caso Ibn Fadlan, è naturale che prenda una certa rilevanza. Ai tempi al popolo comune non competeva verificare determinati scritti, dunque era facile che si creassero situazioni come l'ultima descritta. Se si potesse sapere sempre quali testi sono autentici e quali no, la strada sarebbe molto più in discesa. Ma in questa materia è necessaria anche l'analisi e la contestualizzazione di fonti "incerte", ambigue e spesso totalmente false.
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da C.M. Wild
#5356
Secondo me la chiave per arrivare alla nascita del mito dell'unicorno come lo conosciamo noi è proprio quella della "catena di elementi" o meglio ancora dei tanti tasselli che formano un mosaico. Partendo dalle prime notizie arrivate dall'india, travisate passando di bocca in bocca, si sono via via aggiunti particolari da diverse fonti e per diverse cause (riniceronti, orici di profilo, caprioli malformati, ecc.), fino ad arrivare alla sua rappresentazione tipica. Uno di questi elementi è stato citato da Mauro in una vecchia discussione ed è il dente di narvalo, un perfetto corno di unicorno! In sostanza, a parer mio, tutte le ipotesi citate sono potenzialmente valide, come tanti pezzi di un puzzle che vanno a formare un'unica immagine.
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da Dittoroby
#5358
C.M. Wild ha scritto:
26/09/2017, 20:39
Secondo me la chiave per arrivare alla nascita del mito dell'unicorno come lo conosciamo noi è proprio quella della "catena di elementi" o meglio ancora dei tanti tasselli che formano un mosaico. Partendo dalle prime notizie arrivate dall'india, travisate passando di bocca in bocca, si sono via via aggiunti particolari da diverse fonti e per diverse cause (riniceronti, orici di profilo, caprioli malformati, ecc.), fino ad arrivare alla sua rappresentazione tipica. Uno di questi elementi è stato citato da Mauro in una vecchia discussione ed è il dente di narvalo, un perfetto corno di unicorno! In sostanza, a parer mio, tutte le ipotesi citate sono potenzialmente valide, come tanti pezzi di un puzzle che vanno a formare un'unica immagine.
La penso esattamente come te. Come detto in precedenza, c'è sicuramente un effetto a "catena", come in molti altri casi.