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Criptidi neozelandesi - Pagina 2 - criptozoo.com
Messaggi inerenti agli animali terrestri.
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da Carmelo
#193
LeonidasJoker ha scritto:Ecco una descrizione tradotta dal testo "An Instinct for Dragons" di David E. Jones: "I popoli delle culture tradizionali di Samoa credevano che che un drago rimanesse re degli dèi, e i Maori, gli abitanti nativi della Nuova Zelanda, posseggono il mito di un drago dal corpo di lucertola grosso come una balena con una testa enorme, una bocca piena di denti aguzzi come aghi, quattro brevi zampe, scaglie, artigli, aculei appuntiti attraverso la testa e una caldo respiro velenoso".
Potrebbe essere un coccodrillo, anche se gli aculei appuntiti...mmh...magari si riferivano alle placche sul capo e sulla schiena dei loricati, oppure hanno ingigantito il tuatara rendendolo un animale mostruoso ed enorme, chissà. Il caldo respiro velenoso è curiosamente simile a quello descritto nei draghi del folklore europeo.
da David
#195
@LeonidasJoker

Si deve forse anche considerare che il termine che noi usiamo per tradurre o descrivere certi termini di altre lingue non devono rispecchiare il concetto dietro a esso, sopratutto nella mitologia - quello che noi traduciamo con il termine drago perché ci sembra quello piú adatto, o descrive qualcosa che ha alcuni caratteri che noi associamo alla caratteristica immagine di esso, forse nell´altra cultura viene immaginato diverso, o i caratteri da "drago" sono quelli meno importanti
Un esempio di questa divergenza culturale - per restare nei paraggi - sarebbe il Dreamtime australiano, di cui possediamo una traduzione e spiegazione razionale - ma mai il concetto "vero" di esso.

Inoltre Jones potrebbe descrivere questo suo "drago" proprio in questo modo classico per dare peso alla sua interpretazione e sopratutto il suo libro ;)

P.S: per quello che riguarda il Moa ho compilato una piccola cronologia - ma é in inglese...
da LeonidasJoker
#199
La tesi di fondo del libro di Jones è che il mito del drago sarebbe una reminiscenza di tempi antichissimi in cui gli antenati dell'umanità venivano predati da felini, rapaci e serpenti, che poi nell'incoscio si sarebbero fusi in un'unica terrificante figura.
Sebbene questa tesi sembri interessante quando pensiamo ai miti sui draghi sviluppatisi per esempio fra gli Inuit o fra i Maori dove non esistono grossi rettili, mi pare un tantino esagerata e quindi probabilmente hai ragione tu, anche perchè non sempre ogni creatura leggendaria ha le sue radici in un animale reale.
Quanto alla cronologia sarei alquanto curioso.
da Marco Signore
#200
Condivido quanto scritto da David. Il "drago" non è necessariamente la stessa entità nelle varie culture (pensate all'idea di "drago" per gli Aztechi, o meglio ancora per gli Egizi che non hanno nemmeno una parola per definire "drago", eppure hanno rettili giganti nella religione e nelle leggende). Però si uscirebbe fuori topic a parlare del concetto di "drago"...
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da Carmelo
#201
LeonidasJoker ha scritto:La tesi di fondo del libro di Jones è che il mito del drago sarebbe una reminiscenza di tempi antichissimi in cui gli antenati dell'umanità venivano predati da felini, rapaci e serpenti, che poi nell'incoscio si sarebbero fusi in un'unica terrificante figura.
Si, sarebbe un'ipotesi plausibile, ma il fatto è che avremmo anche avvistamenti di draghi o comunque rettili non identificati in Europa (rettili alati, lindworm, ecc). Certo, magari in alcune culture è nato così, in altre invece potrebbe avere basi reali,, ogni caso va analizzato a parte.
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da Mauro
#210
I recenti avanzamenti nel campo della biochimica hanno permesso di appurare che i Maori (come pure gli isolani della Micronesia da cui discendono) provengono dalla Papua Nuova Guinea e dalle Isole Salomone, anziché da Taiwan come finora pensato a causa di particolari similitudini in diverse testimonianze archeologiche. L'attuale teoria è che queste similitudini culturali siano state portate da un'ondata migratoria che non ha lasciato tracce nel patrimonio genetico dei popoli del Pacifico, forse perché rimase "isolata" in una casta a sè stante (sacerdotale? nobiliare?).
Con questo preambolo penso quindi non ci sia bisogno di andare oltre il coccodrillo marino (Crocodylus porosus): non solo è diffuso in Papua Nuova Guinea e nelle Salomone, ma raggiunge occasionalmente anche le Fiji e la Nuova Caledonia. L'arrivo nelle fredde e lontane acque della Nuova Zelanda è una possibilità molto remota,, quindi penso che non sia il caso di andare oltre reminiscenze culturali corrotte dai secoli e dalla lontanza geografica.
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da Mauro
#225
Per quanto riguarda l'alce nel 2001 sono stati trovati dei campioni di pelo e materiale fecale nel Fiordland che sono stati inviati in Canada per essere esaminati e sono risultati appartenenti ad un alce. Tieni però conto che l'ultima alce confermata è stata uccisa nel 1952 (questo animale in Nuova Zelanda è incluso nella lista delle specie alloctone cui è consentita la caccia).
Da allora ci sono state solo tracce e resoconti di seconda mano, come appunto quelle di sopra.

Il waitoreke è invece decisamente più misterioso. Ci sono diverse ipotesi sulla sua natura. La prima, quella più inverosimile, è che si tratti di una colonia di lontre marine (Enhydra lutris) giunte dal Pacifico Settentrionale in circostanze eccezionali e rimaste "prigioniere" del nuovo habitat. La seconda è che si tratti di una specie di lontra introdotta dall'uomo, vuoi da immigranti provenienti dall'Asia nel XVI-XVII secolo, vuoi dai pakeha (coloni europei). La terza è che si tratti di un ornitorinco (Ornithorhyncus anatinus) introdotto dall'Australia in tempi relativamente recenti. L'ultima, quella più esotica, è che sia in qualche modo legato ad un oscuro fossile ritrovato nella zona di Otago e datato a circa 20 milioni di anni or sono. Questo fossile parrebbe essere un Terapside ma non sono riuscito a trovare molto altro. La sopravvivenza di un Terapside in tempi tanto recenti sarebbe anche più eccezionale dell'esistenza del waitoreke.

Per quanto riguarda una sopravvivenza in tempi recenti dei moa io sono scettico. C'è la forte possibilità che fossero ancora presenti all'arrivo del capitano Cook ed è perfettamente possibile che siano sopravvissuti nelle zone più remote dell'Isola Meridionale fino agli inizi del XIX secolo, dal momento che pare che l'estinzione non sia avvenuta in modo uniforme. Bernard Heuvelmans ha fatto giustamente notare che i più grandi kiwi noti da resti fossili e subfossili hanno più o meno le stesse dimensioni dei più piccoli moa ed ha suggerito che quando si parlava di "piccoli moa superstiti" si trattasse in realtà di kiwi: questi uccelli sono infatti molto più abili a sfuggire all'uomo.
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